divenire

 “L’identità non è una cosa da proteggere ma è un divenire, viene forgiata ogni giorno e non abbiamo bisogno di terrore per mantenerla, per conservarla contro i presunti aggressori.”

Le parole non sono mie ma della scrittrice tunisina Ben Slama; si riferiscono, all’interno di un contesto più ampio, alla condizione femminile dell’Islam ma le ho trovate utili per chiunque: in fondo il senso della propria identità e la paura, più o meno inconsapevole, di perderla riguarda un po’ tutti, indipendentemente dalle fedi, dalle culture e dalle tradizioni. È legata alla percezione del proprio valore, è la risposta drammatica alla domanda “Chi sono? Chi sei tu?” e “Come possiamo incontrarci?”

Non è facile riconoscere ed accettare che la propria identità sia un dato dinamico, mutevole, che cambia con il tempo e le esperienze, che è soggetto a continue modificazioni, come una statua sottoposta a continui martellii da parte dell’artista, in una creazione costante e ininterrotta.

Riconoscere l’esistenza questo lavorio incessante ci dà una sensazione di precarietà, di fluidità, quasi di inconsistenza. Da qui, forse, la tentazione di molti di difendere questa identità in modo aggressivo, talvolta violento, come a custodire un pezzo di museo che qualcuno vorrebbe sottrarci o minacciare. Ritrovo questa dinamica nei processi macro-sociali nei quali le guerre di civiltà e certi egoismi politicizzati suonano come epifenomeni di questi movimenti carsici; ma la stessa cosa accade anche nel nostro piccolo universo: talvolta l’altro è talmente distante, nella sua “destabilizzante” alterità, che ci sentiamo sotto scacco, assediati da qualcuno che non rientra nei nostri schemi mentali; e così il riflesso è la fuga o l’aggressione: la minaccia si affronta o allontanandosi dal pericolo o eliminando quanto percepiamo come minaccioso.

Il rischio è di fare della nostra identità un fantoccio irreale, un idolo da adorare con imperitura devozione, come un vitello d’oro di esodica memoria.  Più faticoso è accettare di scorrere nel fiume della Vita ed accogliere il divenire non come un limite ma come la sola possibilità di esistenza che ci è concessa.

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