ansietà

Eccomi nuovamente a bordo, in volo verso Helsinki. Ma questa volta la trasferta è un po’ più ardua. Il lavoro non avrà lo stesso ritmo consueto a cui mi sono abituato, ma presenterà diverse novità. Confesso che un po’ sono in ansia per queste “cose nuove” che mi attendono. So che non dico nulla di nuovo: tutte le novità ci fanno stare un po’ sulle spine, ogni cosa che esce un po’ dal seminato ci mette in uno stato d’animo di allerta e di preoccupazione, e talvolta di vera e propria ansia.

Può risultare potente e violenta l’esperienza dell’ansia. Ha la capacità di paralizzarti, di inibire ogni movimento, ogni passo, ogni parola. Ti gela al tuo posto, irrigidisce le tue membra, rende afona la bocca, come sotto l’effetto di qualche potente farmaco paralizzante.

L’ansia più insidiosa e pervasiva è quella che non è associata ad un oggetto particolare, tipo la paura per un esame, per un colloquio o per una riunione. Quella più infida è la paura fine a se stessa, quella che sorge senza motivo o per la quale il motivo è insufficiente a spiegare tanta agitazione. È una paura “autoreferenziale” ed endogena; a volte si traduce in una “paura della paura”, che cresce sul nulla e si alimenta solo delle tue fantasie negative. Non avendo un oggetto definito su cui riversarsi, questa paura possiede un potere particolare ed una speciale energia per propagarsi nel corpo. La paura del nulla non ha come obiettivo l’evitamento di ciò che spaventa, sia essa una persona, una cosa o una situazione. Quest’ansia tende ad immobilizzarti “a prescindere”, a bloccare ogni passo ed ogni parola, quasi che essi fossero troppo faticosi da compiere.Non è semplice da raccontare a chi non l’ha mai provata. Vivi ogni piccolo movimento come uno sforzo eroico, quasi una fatica di Ercole. È tanta la distanza che cogli tra ciò che “è” da fare e ciò che “puoi” fare che resti pietrificato al tuo posto.

Col tempo ho imparato che se ne esce in un modo solo: facendo un piccolo passo, minuscolo e insignificante, ma capace di spezzare la paralisi. È sufficiente un leggerissimo movimento per crepare quella crosta che ricopriva il tuo corpo che ti immobilizzava. Come per un fiume in piena: basta una piccola lesione perché l’argine si infranga e l’acqua invada i campi. Così è con l’ansia: un piccolo gesto sa spezzare l’incantesimo e permette alla vita di tornare a scorrere serena e lenire, con il suo fluire, le membra rattrappite.

 

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