al buio

Il buio di questo post non ha nulla di metaforico o simbolico. Prendo la metropolitana, come ogni giorno, per raggiungere la stazione ferroviaria ed il treno sotterraneo giunge senza illuminazione interna, sicché, per evitare di perdere il treno, salgo sulla carrozza senza luce. Ovviamente non è un buio pesto: in stazione le luci funzionano e anche nel tragitto le luci di emergenza poste sui binari lanciano una fioca luce all’interno. Eppure vivi una strana sensazione, quella di procedere in penombra nel sottosuolo di Milano, con rimbalzi di luci, che si alternano qua e là nella carrozza in movimento. In realtà c’è un’altra fonte di illuminazione: sono gli smartphones degli altri passeggeri, che illuminano i volti come fossero dei ritratti d’autore

È davvero suggestivo questa atmosfera: vedi volti imbiancati dagli schermi emergere dall’oscurità e rimbombi di luce dalla galleria, che appaiono come flash dentro la carrozza. L’aria è diversa, strana; te ne accorgi anche dal comportamento degli altri passeggeri. Non saprei dire perché ma l’oscurità accende il senso di silenzio e tranquillità; pare quasi che le persone non vogliano turbare quell’atmosfera un po’ surreale che si è creata; così limitano le parole ed i movimenti e si muovono un po’ come si fa nelle sale di attesa degli ospedali, con cautela e silenziosamente.

Come basta poco per modificare la familiarità di un’esperienza che vivi tutti i giorni: basta una lampadina rotta e tutto appare talmente diverso che anche il nostro comportamento sente il bisogno di adattarsi alla nuova situazione. Siamo “animali” talmente abitudinari che possiamo muoverci ad occhi chiusi in ambienti conosciuti ma a cui basta una piccola novità per creare un senso di estraneità e di stranezza.

Sono proprio queste “piccole variazioni sul tema” che ci permettono di apprezzare la normalità; è grazie alla luce che cade, stranamente obliqua, sulle cose che possiamo riappropriarci di un ambiente, che, benché familiare, ci risulta incredibilmente sconosciuto.

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