scusate ma devo andare…

Mi è successa una cosa singolare: settimana scorsa ero in Finlandia per un workshop presso una Banca per la quale sto seguendo un progetto. Era una riunione di “pezzi grossi”, tant’è che la mia presenza suonava alquanto strana ed anomala…

Il programma, in pieno stile finlandese, era di terminare il tutto entro le quattro del pomeriggio (dopo le quattro e mezza l’immenso e splendido edificio della banca diventa un deserto in quanto la giornata lavorativa è già terminata). Tuttavia, sapete come vanno queste cose: sai quando inizi ma mai quando finisci. Così, nonostante il controllo “bulgaro” dei tempi da parte del moderatore, i tempi si sono inevitabilmente un po’ allungati.

Verso le 16:03 un tizio della Banca, un pezzo grosso, ma, credetemi, grosso grosso, si alza e con il consueto aplomb finlandese prende la parola, ringrazia i presenti e saluta tutti scusandosi per dover lasciare il workshop prima della fine, in quanto avrebbe dovuto passare a prendere il figlio all’asilo. Il tutto non solo detto con una straordinaria normalità ma facendo pure dell’ironia: “non vorrei arrivare tardi dato che non sarebbe la prima volta”. La platea ha accolto la cosa come una estrema ovvietà, tranne uno che, facendo un po’ di umorismo, gli ha ricordato che se avesse tardato ancora una volta o due avrebbe risolto il problema alla radice: ci avrebbe poi pensato lo Stato ad occuparsi di suo figlio… risata generale…

Ripensando a quell’episodio (in verità nulla di straordinario né di eclatante tanto era ordinariamente banale) pensavo cosa sarebbe successo se lo stesso fatto fosse accaduto ad una medesima riunione in Italia; chissà quanti sguardi sprezzanti si sarebbero rivolti verso il padre a motivo del suo “riprovevole” comportamento…

Il nord Europa, da questo punto di vista (e non solo) è davvero un altro pianeta: a nessuno è chiesto di scegliere tra la carriera e la famiglia ma i tempi del lavoro sono resi flessibili così da potersi adattare alle diverse esigenze familiari. Poi essere un grande manager senza rinunciare ad essere un buon padre; non sei costretto a fare a fettine la tua vita per dividerti tra mille cose tra loro inconciliabili. Percepisci una dimensione più riappacificata della vita quotidiana, a motivo del fatto che la situazione “ambientale” favorisce la riconciliazione dei diversi tempi e momenti dell’esistenza. Se penso alle lotte che una donna in Italia deve fare per avere una riduzione dell’orario di lavoro per motivi familiari, la cosa davvero dà da pensare…

 

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