come il lievito nella pasta

Credere nella forza della parola significa confidare nella sua capacità di generare un cambiamento. Quando affidiamo all’altro la nostra parola, lo facciamo con l’auspicio che essa sia capace di portare consolazione o turbamento, pace o preoccupazione, gioia o sofferenza. In ogni caso contiamo e scommettiamo sulla sua intrinseca forza di produrre movimento, di attivare processi e di creare un cambiamento.

Gettiamo la parola nella vita dell’altro come fa il cuoco con il lievito: mentre lavora la pasta, unisce qualche piccolo grammo di lievito alla massa di farina ed acqua, nella fiducia che, a dispetto della sua apparente inconsistenza, sia capace di far fermentare tutto l’impasto, di trasformare quel composto in qualcosa di nuovo. Lo stesso fanno, o meglio speriamo che facciano, le nostre parole, seminate nel cuore dell’altro: attendiamo che producano un effetto, che scavino la roccia, che smuovano la montagna.

Ogni parola data all’altro ci rende vulnerabili e dipendenti dall’interlocutore: non siamo certi che la pasta lieviterà bene, non sappiamo neanche se la dose di lievito che abbiamo usato sia quella corretta. Tutto ci appare come un mistero: prendi un seme, lo poni con gentilezza e dolcezza nel terreno fertile e aspetti, aspetti, aspetti… non sai esattamente cosa succederà, né quando né come… resti a vedere, attendendo che la vita, ancora una volta, ecceda le tue aspettative.

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