in metrò

Stamattina ho preso la metropolitana come al solito. Salgo, il vagone è stranamente pieno e mi posiziono in un angolo vicino alla porta per non subire i colpi di chi entra e chi esce.

Come al solito sono completamente immerso nei miei pensieri: le cose che devo fare una volta giunto in ufficio, qualche problema di salute dei figli, una telefonata appena fatta con un amico… insomma la classica situazione del venerdì mattina nel quale mi trascino a fine giornata in attesa del riposo del fine settimana.

Finisco, senza volerlo, davanti a due persone sedute in prossimità della porta: una è una giovane ragazza down, occhiali tondi, ben vestita e con uno zainetto sulle ginocchia. Il suo interlocutore è un signore di mezza età, distinto, modi gentili e sguardo attento. La prima impressione mi porta a pensare che sia un suo parente, magari il padre. Ascoltando meglio la conversazione (in certi momenti in metrò non se ne può fare a meno) mi rendo contro che si tratta di un collega di lavoro della ragazza: parlano delle incombenze dell’ufficio, dei colleghi, degli orari di lavoro etc.

Resto sorpreso dei modi delicati e gentili che il signore usa verso la giovane collega.  Il tono della voce è calmo e morbido, la gestualità è lenta e premurosa, capisci che ogni volta cerca la parola giusta per esprimere il suo pensiero, non lascia uscire dalla bocca la prima cosa che la mente gli suggerisce: dosa le parole, le calibra, le modula in modo tale che possa giungere alla sua interlocutrice “un po’ speciale” senza creare ansie o fraintendimenti.

La giovane ragazza racconta con semplicità ed ingenuità un po’ di cose a cui il collega risponde con un interesse sincero e genuino. La scena, per quanto semplice e ordinaria, ha in sé qualcosa di magico, un alone di delicatezza e cura, che non trovi sovente in metropolitana.

I due giungono alla loro fermata: il collega accompagna con il tocco leggero la discesa della ragazza, sostenendola in modo impercettibile. Entrambi si avviano verso la scala mobile: mentre il treno riparte mi accorgo che procedono mano nella mano.

Riprendo il mio viaggio avendo quella piacevole sensazione di aver assistito a qualcosa di bello. Tra me e me penso che forse c’è speranza per questo mondo se ci sono ancora in giro persone così.

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