a sinistra

Oggi faccio una piccola “deviazione” sul terreno della politica, per stare un po’ sull’attualità.

Ho l’impressione che la sinistra abbia la “sindrome di Saturno”: ha una certa propensione a divorare i propri figli. Dopo averli dati alla luce, trova un certo qual gusto a mangiarli, come a rinnegare la loro nascita e la loro promessa di futuro.

Mi pare che ciò sia avvenuto con Prodi e lo stesso accada ora con Renzi. Senza voler entrare nella polemica politica, per cui ciascuno avrà certamente la propria parte di ragione, resta il fatto che l’esito finale è l’uccisione delle “enfant prodige”. La sinistra assomiglia un po’ ad una scuderia che si compiace nell’azzoppare il cavallo vincente, quello che promette maggiori vittorie e futuri i successi.

Sembra che, a discapito delle comuni leggi democratiche, la conquista del consenso non sia un fattore è sufficiente per garantire la leadership: non basta vincere un congresso, le primarie, le elezioni o chissà che altro, per potersi assicurare di esercitare una guida riconosciuta ed accettata. Ad un certo punto tutto questo non basta più ed allora scatta il tiro al bersaglio, con il gusto un po’ cinico e un po’ sadico di abbattere il leader e di celebrare il classico rito sacrificale: dopo essere stato caricato di tutte le colpe, il capro espiatorio viene cacciato nel deserto e disconosciuto dalla comunità.

La cosa buffa, se non fosse anche tragica, è che questo rito di espulsione avviene senza alcuna “rete di protezione”: non c’è una lotta alla leadership tra due concorrenti ma solo la cacciata di uno, senza alcuna soluzione alternativa disponibile. Ucciso (simbolicamente si intende) il figlio maggiore, non c’è alcun figlio minore capace di prenderne il posto e succedere nell’eredità. Sta forse qui la vera assurdità di questo gioco al massacro: c’è il gusto della demolizione senza alcuna idea di alternativa, che non sia settaria, massimalista e capace di raccogliere un consenso almeno comparabile.

Forse sarà l’invidia, forse è gelosia, forse ancora rancore e arrivismo, prepotenza e arroganza; fatto sta che una comunità attraversata da queste dinamiche disfunzionali rischia di diventare un “caso psichiatrico”. Vengono in mente le parole dell’apostolo Paolo rivolte alla gente della Galazia: “Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri”.

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1 Comment

  1. Rimango veramente esterrefatto dalle, troppo spesso pretestuose, continue polemiche interne alla sinistra.
    Ci può stare tutto ci mancherebbe ma due cose non sopporto: l’ipocrisia di chi si richiama alle regole solo quando gli fa comodo e la non “disciplina” di partito.
    Nella mia esperienza ho imparato una cosa che ritengo sacrosanta e cioè che all’interno ci si scanna e si discute fino al logoramento ma quando si esce lo si fa compatti ed uniti difendendo anche quello che non ci piace.
    In questi mesi si è pensato di più ad attaccare il proprio segretario / presidente (assolutamente non esente da colpe e grossolani errori) che l’avversario politico.
    Sarà gelosia? sarà che se non sei dei “loro”? Sarà che sei un corpo estraneo? Sarà che manca cultura di governo? Sarà sano ben’altrismo? Sarà sete di potere?
    Non lo so, nel frattempo aspetto ancora Bertinotti e le sue 35h.

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