la mia magnolia

dedicato a Monica

In giardino ho una bella pianta di magnolia, che d’estate fiorisce con qualche fiore bianco e dal profumo intenso.

Dalla terrazza di casa si riesce ad osservare la “vita” che avviene tra i suoi rami: c’è sempre un gran movimento di uccelli che trovano riparo tra le sue fronde, frescura nel caldo estivo o una dimora per la notte. Alcuni sono di passaggio, altri vi stazionano in modo fisso.  La Magnolia non bada a queste sottigliezze e, con generosa disponibilità, accoglie tutti quanti, senza chiedersi se ci staranno per poco o per tanto tempo, né quando se ne andranno, né se mai torneranno. Essai offre un riparo gratuito e prodigo a tutti coloro che passano tra i suoi rami, senza pretendere il visto di ingresso né la tassa di uscita. La disponibilità concessa ad albergare tra le sue fronde è per lei un atto naturale, che compie senza sforzo o peso. Appartiene, in un certo qual modo, alla sua natura, al semplice fatto di esserci e di abitare questo mondo.

Amo questo suo stile “naturale” di accoglienza, perché è segnato da un profondo senso di libertà: stare tra i suoi rami è una scelta che essa generosamente lascia i suoi ospiti: non forza né l’arrivo né la partenza, non si lamenta se qualche corvo si trattiene più a lungo o se qualche passerotto oggi non si è fatto vedere. Non brontola per le foglie che vengono mosse o rovinate e neppure protesta per i rami gravati del peso dei volatili. In fondo non nutre attese o aspettative verso i suoi ospiti, non attende risultati, conferme o gratifiche. Sta lì, disponibile per chiunque, in qualunque ora del giorno e della notte.

Tuttavia la mia magnolia sa che anche per lei la natura ha fissato dei tempi e dei ritmi: c’è il momento di accogliere, quando il caldo dell’estate reclama sollievo, ed il momento del riposo, durante le fredde giornate invernali. Il suo non è un servizio 24 x 7, 365 giorni all’anno. La natura ha stabilito bene ogni cosa, prevedendo anche per la mia magnolia il tempo del riposo e della rigenerazione.

Quanto mi piacerebbe assomigliare un poco a lei, essere capace di un’accoglienza libera e generosa per le persone che vivono con me; saper accogliere chiunque senza condizioni, senza preclusioni, senza chiedere “perché?  per quanto? fino a dove? ritornerai? “. e nello stesso tempo saper riconoscere ed accettare i tempi per se stessi, per la propria ripresa e ricarica. E farlo senza sensi di colpa, senza frustrazioni, silenziando quell’istinto suicida che ci fa sentire onnipotenti.

La Magnolia del mio giardino mi educa ogni giorno al gesto nobile e faticoso dell’accoglienza: mi insegna a prendere senza trattenere ed accompagnare senza possedere.

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