se vuoi andare lontano…

Talvolta saper essere cauti è un pregio… altre volte occorre saper rischiare e fare qualcosa che, a prima vista, ti sembra poco saggia o un po’ irragionevole.

Come ieri sera, quando al nostro solito incontro con i giovani, abbiamo invitato Emmanuel e Frank, due ragazzi nigeriani ospitati in una struttura di accoglienza nel nostro paese e richiedenti asilo in Italia (quelli che generalmente chiamiamo “profughi”).

La sfida consisteva principalmente nella barriera linguistica. Invitare due ragazzi stranieri che parlano con un buon inglese ma un italiano stentato, ad un incontro nel quale la parola la fa da padrona è davvero una cosa azzardata: rischi che si possano sentire “estranei ed esclusi”, che si crei un muro di incomunicabilità e di diffidenza. Il medesimo rischio era anche per i miei ragazzi “autoctoni”: possiamo anche coltivare l’idea di una fratellanza universale ma la diversità della cultura, del sentire, delle storie e della lingua sono ostacoli da non sottovalutare e di cui occorre essere coscienti con grande realismo…

Ma di fronte al sorriso disarmante di Emmanuel non ho saputo dire di no… quello sguardo semplice e pulito di chi ha una grande fame di relazioni e di legami mi ha convinto a rompere gli indugi e tentare l’esperimento. In fondo, a bene guardare, c’era poco da perdere e molto da guadagnare…

Eccoci dunque tutti attorno allo stesso tavolo, una piccola Babele moderna, un squarcio fedele dei nostro giorni in cui lingue, volti, razze e culture di mischiano e si confondono, talvolta integrandosi talvolta scontrandosi… sguardi un po’ straniti da parte di tutti, volti un poco sospettosi e un poco sorpresi per questi ospiti inattesi, queste presenze “fuori dalla norma”. In mano lo stesso testo, anche se scritto in italiano e in inglese a seconda della lingua di ciascuno…

È così che le lingue iniziano a mischiarsi, le parole a confondersi, i racconti a mescolarsi… gli sguardi ed i gesti giungono là dove le parole non sanno arrivare e ci confortano che qualcosa sta accadendo, che la magia dell’incontro è scattata, che le difese stanno gradualmente e dolcemente cadendo…  Sì, penso che la scintilla dell’incontro si sia accesa e che qualcosa della nostra umanità sia stata condivisa…un piccolo seme…nulla di straordinario..un inizio, come avviene per tutti i viaggi…

Tornando a casa mi è venuto in mente un proverbio africano: “Se vuoi arrivare primo, corri da solo; se vuoi arrivare lontano, cammina insieme.”

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