John

John ha 22 anni ed un viso pulito e raggiante, quei volti sereni che tradiscono un animo mite e buono. Anche la sua voce è uno specchio di questa limpidezza interiore: il tono pacato, quasi un sussurro, pronunciato con timidezza e riserbo. Viene dalla lontana Guinea, fuggito sui soliti baracconi, che sono ormai onnipresenti sui nostri schermi televisivi, come un cliché collaudato e, ahimé, un po’ logoro.

Ha lasciato laggiù quattro fratelli maggiori e la madre, che non sente da tempo; il padre è morto quando era ancora piccolo. Dice di essere un ragazzo “talented”… mi piace questa auto-definizione: dice riconoscimento delle proprie capacità, fiducia in se stesso e, forse, la consapevolezza di aver ricevuto qualche cosa dalla Vita e che deve essere trafficato. Ha terminato gli studi superiori nel suo paese ma l’università è troppo costosa in uno dei paesi più poveri dell’Africa. Come ammette lui stesso, impossibile, senza uno “sponsor”. Ora si trova “parcheggiato” in uno dei tanti centri di accoglienza del nostro Paese. Non so se il termine “parcheggiato” sia corretto; certo è che esprime bene la situazione che prova lui ogni giorno: lunghe giornate infinite (“boring” le definisce lui) interrotte solo da qualche lezione di italiano, il disbrigo di piccole pratiche amministrative e qualche servizio (assai sporadico) organizzato dall’amministrazione comunale.

Il suo futuro è davvero incerto: in attesa di un riconoscimento da parte dell’autorità italiana, senza prospettive concrete, senza rete di protezione, senza contatti o conoscenze. Capisci, parlando con lui, che questo è un pensiero che lo inquieta e lo preoccupa… come dargli torto… in fondo è uno dei tanti “sbarcati” sulle nostre coste, una delle tante “facce scure” arrivate in Italia, un numero, una pratica in mezzo a tante, forse anche un impiccio per il nostro stato, qualcuno di cui liberarsi il prima possibile.

Il punto è che, guardando i suoi occhi, ti accorgi che non è solo una pratica, non è un numero: è una persona, che ha fame di legami, di vita e di futuro. Confesso una cosa: quando lo osservo, mi chiedo se davvero “noi ricchi occidentali” abbiamo fatto tutto quello che è possibile per aiutarlo. Mi domando se la mia “giustizia ha superato quella degli scribi e dei farisei” o se mi sono accontentato di una semplice sufficienza, un “sei meno” stiracchiato. Mi chiedo se davvero ho saldato il mio debito con John, se ho restituito e condiviso quanto la Vita mi ha dato con eccedente generosità. A ben guardare: che colpa avuto lui a nascere dalla parte sbagliata del mondo?  e che merito io per essere cresciuto in quella giusta?

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