R. ed i neuroni

Oggi una cara amica, che fa l’insegnante in una scuola elementare, ha condiviso questo piccolo racconto di vita…assolutamente da leggere!!!

“Verifica di scienze sul sistema nervoso, per la verità materia un po’ ostica da studiare visti i numerosi termini specifici…
Preparo una verifica piuttosto semplice e fattibile da tutti senza caricare troppo su parole e definizioni particolari… So che studiano i miei ragazzi, mi interessa che colgano il senso di quello che fanno e sappiano collegare un po’ tra loro i vari contenuti. Correggo le verifiche e dico che integrerò il voto con una domanda ciascuno. Siccome stiamo sperimentando un po’ tutti i tipi di “verifica” (scritta, orale, domande aperte, chiuse, test…) in vista delle medie, oggi introduco l’argomento a piacere che non avevo ancora fatto.
M. mi chiede almeno 5 volte se è l’argomento che è piaciuto di più, io spiego che potrebbe essere quello ma anche la parte della lezione che si è capita meglio o che si sa spiegare meglio… La cosa divertente è che me lo chiede 5 volte sostenendo ogni volta che deve essere per forza la parte che è piaciuta di più.
Ok, va bene anche così. 
Arriva il turno di R. che è un bambino vivace, ma in gamba e volenteroso, molto intelligente e sempre preparato. Diciamo che è uno di quelli che mi piace di più interrogare perché è brillante nel ripeterti la lezione aggiungendo espressioni ed interpretazioni sue. E’ uno da 10, sempre.
Oggi mi spiazza.
Si avvicina alla cattedra e io gli dico: di cosa mi vuoi parlare?
E lui: “Io non ho capito i neuroni e poi non riesco a dire quella parola…. sinapsi… e non so se l’ho capita”
“Ah va bene, ma il resto l’hai capito?”
“Si, ho capito tutto tranne i neuroni e la sinapsi”
“Va bene, e allora di che argomento mi vuoi parlare? Scegline uno tu”
E lui: “Eh ti parlo dei neuroni e della sinapsi, perché così ti spiego come l’ho capito io e vediamo se è giusto”
“Ok vediamo se ho capito bene… non hai capito i neuroni e mi vuoi parlare proprio di questi?”
“Si così magari li capisco meglio”
Ecco, questo è uno di quei momenti in cui capisco profondamente perchè faccio il lavoro che faccio e il senso che ha.
Non per me, ma per R. e per quelli come lui.
Mi sono alzata, gli ho messo una mano sulla spalla e gli ho detto: “Bravo R., ti faccio i miei complimenti. Solo per questo ti meriti un 10, hai capito perfettamente il senso dello studio e dell’impegno… Hai studiato e ora vuoi metterti alla prova, vuoi migliorare, capire un po’ di più… TI ammiro per questo, non perdere mai la voglia di capire, di superare poco per volta i limiti della tua conoscenza….”
R. è diventato tutto rosso e gli altri lo guardavano piuttosto increduli, ammirati, ma increduli davanti a questa sua incosciente volontà.
Era chiaro che non puntava al voto…
L’ho lasciato parlare, spiegare…. quando siamo arrivati alla sinapsi ho fatto alzare tutti dal banco ci siamo uniti per mano e siamo diventati tutti neuroni, con il nostro corpo centrale, gli assoni, i dendriti… R. era il cervello, S., alla fine della fila, la mano…. Tra scosse con le mani, sensazioni che andavano e venivano ho spiegato a R. la parte più oscura e gli ho sentito dire “Adesso ho capito!!!!!”
Oggi ho compreso una parte importante della valutazione, e della vita in generale: l’importanza di farsi domande e di mettersi alla ricerca di risposte. Con sincerità, fiducia, umiltà.
Il gioco di squadra ha fatto vincere tutti; il voto finale, davvero… nessuno se lo ricorda.”

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