scale mobili

Oggi colloquio docenti per Miriam: ogni tanto fa bene, a lei e a noi, una verifica “vis-a-vis” con i professori, giusto per capire come vanno le cose, dove si può migliorare e quali sono i punti di forza. Poi si sa, alcune materie vanno meglio di altre, nelle quali si stenta un po’ di più. Quindi una valutazione condivisa fa sempre bene

Mi mettono sempre un po’ d’ansia questi colloqui, peggio di un esame in università. Almeno là sei giudicato per quello che hai studiato tu, mentre qui lo sei (indirettamente si intende) per il rendimento di qualcun altro. Se poi ci aggiungiamo il naturale ed irrazionale senso di protezione che provi verso i tuoi figli capisci perché sei così agitato. La cosa ovviamente più faticosa è il colloquio con quei docenti con i quali sai che tuo figlio arranca di più… mi agito manco fossi io sotto valutazione per questo rendimento non brillante

Mentre sono fuori in attesa, con le mani sudate, quasi dovessi prepararmi per una tracheotomia, pensavo che in fondo non è del tutto negativo che in alcune materie Miriam faccia un po’ di fatica. Con molte di queste le viene tutto facile e quindi “vivaddio” che con alcune debba “sputare un po’ di sangue”… spero sia per lei un buon bagno di realtà.

Si impara così che talvolta la vita è come le scale mobili: ti trovi al piano superiore senza aver fatto alcuna fatica, semplicemente trasportato dei fatti, delle esperienze, dalle tue doti e qualità. Altre volte invece si sale percorrendo scale ripide, in cui si suda e si fatica, in cui il respiro si fa affannoso e le gambe si irrigidiscono…

Ma è la vita, cara la mia figlia…  a volte ottieni “cento” avendo sudato per “cinquanta”… altre volte devi sudare per “duecento” per raggiungere un misero “quaranta”…

Imparare a reggere lo sforzo, a stringere i denti, a sopportare la fatica è qualcosa da cui tendiamo a proteggere i nostri figli, quasi a preservarli dalla ruvidezza della realtà… per poi rischiare di crescere figli fragili, un po’ capricciosi e con un senso smodato del sé. La fatica ti insegna la dolorosa ma necessaria accettazione dei propri limiti e la realistica percezione della durezza delle cose.

 

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