fallimenti

Possiamo fallire in molti modi, ma il fallimento più doloroso è quello di fronte ai nostri figli e a coloro di cui ci prendiamo cura.

È quello che è successo, più o meno, ieri sera, durante una partita di mini-basket. Partita combattuta, brava la squadra avversaria, organizzata, buon gioco, forse un po’ troppo fisico e falloso, ma ci sta…sono ragazzi…stanno imparando. Peccato che al gioco in “campo” si sia aggiunto il gioco dalla “panchina” e dagli “spalti”: le attese, le aspettative, la voglia malsana di vincere di noi adulti, di allenatori e genitori… e così una partita giustamente combattuta diventa un ring, occasione di contestazioni e recriminazioni, agonismo smodato, fischi continui, tifo eccessivo per ogni decisione arbitrale, ogni fallo fischiato e ogni infrazione sanzionata.  Sicché minuto dopo minuto la mente di noi “gente matura” si annebbia e perdere il senso del motivo per cui ci troviamo alle sette di sera in una palestra con una quarantina di ragazzi. Dimentichiamo il nostro ruolo di educatori, prima ancora che gli allenatori e tifosi.

Penso ai volti dei miei ragazzi e devo ammettere che provo un po’ di vergogna: vedo i loro visi affaticati, appassionati, per alcuni addirittura stremati, dopo una lunga e combattuta partita; rivedo la gioia e l’entusiasmo di chi ha meritatamente vinto e le lacrime e la delusione di chi ha, altrettanto meritatamente, perso.  È questo il bello del basket: l’estasi e la disperazione alla fine della partita, la gioia e la delusione… già… la Vita…

Questi momenti di vittoria e di sconfitta chiedono di essere accompagnati da presenze educative capaci di trasformare l’euforia in gioia e soddisfazione per il risultato ottenuto; e la disperazione in una sana percezione di sconfitta, senza drammi, come uno stimolo a fare di più è meglio.  In entrambi i casi servono adulti capaci di traghettare questi “giovani uomini” verso nuovi livelli di maturità, nel loro percorso di crescita; cosa che, purtroppo, ieri sera temo non siamo riusciti a fare: è questa la sconfitta più lacerante.

Falliamo quando non siamo all’altezza dei nostri sogni, delle nostre responsabilità e delle nostre maturità. Spero che miei ragazzi perdonino questa nostro “momento di regressione infantile” e comprendano che la sconfitta appartiene non solo alla loro esperienza di giocatori ma, ahimè, anche a quella di educatori.

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