vuoto e memoria

Il Venerdì Santo di un anno fa se ne andava Marco. La sua morte nel giorno di Passione della Pasqua ci costringe ad una doppia memoria: quella della data di calendario e quella della ricorrenza liturgica.

Ci dicevamo queste cose ieri con suo fratello, quando Vittorio mi ha detto una cosa che mi ha fatto pensare: Marco ci ha lasciato due date per ricordarlo, per non correre il rischio che ci dimenticassimo di lui.

Già… il ricordo di noi dopo la nostra morte, ciò di cui gli altri faranno memoria, quando non calpesteremo più questa terra: forse è un pensiero un po’ triste, ma forse anche molto reale e molto “serio”. Permanere grazie al ricordo degli altri, continuare a vivere nei pensieri di coloro che ci hanno amato…in fondo è anche uno dei “temi forti” della Pasqua, quello del ricordo. Prima di affrontare il sacrificio della croce, Gesù cena con i suoi e lascia un gesto da compiere “in memoria di lui”; istituisce un rito che propizia il suo ricordo, anche quando non ci sarà più. Forse è la paura di passare invano in questo mondo, il terrore di non aver lasciato il segno; forse ci preoccupa l’idea che, con noi o senza di noi, tutto sarebbe andato nello stesso modo; che il tempo si sia mostrato indifferente alla nostra presenza.

Magari la nostra morte è meno dolorosa e drammatica, se abitata dal pensiero che qualcuno si ricorderà di noi, proprio a motivo del bene che abbiamo fatto, per quanto abbiamo fatto crescere o che abbiamo creato.

Eppure questa paura dell’oblio non anima solo chi se ne va, ma anche chi resta: c’è la paura di perdere l’altro dimenticandolo, di smarrire le tracce che gli ha lasciato nella nostra vita, di abituarsi alla sua assenza, di familiarizzare con il vuoto che ha lasciato.

La memoria è il modo che abbiamo per custodire l’assenza, per continuare a provare quel dolore e quella nostalgia per chi non c’è. La memoria è davvero questa capacità di unire ciò che non è più unibile, ciò che è separato per sempre, ciò che si è spezzato irrimediabilmente. La memoria è il dono che ci è concesso di custodire la presenza dell’altro proprio nella sua assenza: ricordandoti, sento che mi manchi; in questa percezione della tua assenza, ti sento presente nella mia vita.

 

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