le erbacce del mio giardino mi danno speranza

Ad april taca anca el maneg del badil”, ossia “ad aprile attecchisce anche il manico del badile”. La saggezza popolare ci ricorda che in questo periodo dell’anno tutto è capace di germogliare, anche un manico del badile, che, per sua natura, certo non è la cosa più generativa al mondo. Ho chiara evidenza e testimonianza di questo fatto nelle erbacce che crescono abbondanti nel mio giardino. Devo ammettere che in questo periodo è davvero una battaglia persa quella che sei chiamato a combattere contro di loro. Sbucano in ogni dove, in ogni piccolo lembo di terra, in ogni angolo nascosto in cui esse trovano ospitalità. Sicché il mio piccolo giardino diventa una foresta incolta, una terra selvaggia dove fiorisce ogni specie di erba selvatica, ogni erba di campo che troveresti in aperta campagna.  Nei momenti di “massimo splendore” del mio giardino, quando anche il più solerte giardiniere si rifiuterebbe di mettere mano, tanta è la confusione, ripenso a Pierangelo, il mio caro vicino di casa, che tiene il suo pezzo di giardino come un piccolo salotto: non una foglia fuori posto, mai un filo d’erba troppo alto. Insomma una vera meraviglia per gli occhi e per il cuore. Il mio, al confronto, sembra, il cratere di una esplosione nucleare, un fazzoletto di terra dimenticato da Dio e dagli uomini. Penso a lui che scuote la testa con benigna disapprovazione, quando guarda al di là della sua recinzione…

È proprio in questo periodo che vivo una lotta impari e frustrante verso tutta questa zizzania: cerco in qualche modo di mondare il giardino ma mi accorgo presto che è del tutto inutile… la natura è più forte di me, più veloce ad attecchire, più solerte e generosa nel suo darsi….

Eppure v’è dell’altro in questa esplosione di natura che avviene nel giardino. Quelle erbe infestanti raccontano, certo a modo loro, di una Vita talmente potente ed eccedente che non sa trattenersi di fronte alla mia cura e al mio sforzo. A ben guardare quegli insidiosi fili d’erba sono lì a ricordarmi, quasi come una testimonianza sensibile agli occhi ed al tatto, che la Vita non dipende dalla mia cura, dalle attenzioni che rivolgo al mio giardino e dall’impegno che metto nel vegliarlo. La Vita è una dinamica talmente eccedente di Dono e di Mistero che scompagina le nostre aiuole linde e pulite, che disturba le nostre visioni chiare e distinte delle cose. La Vita va oltre, rompe il muro dei nostri sogni o delle nostre aspettative, travalica i confini della nostra immaginazione e dei nostri gusti, trabocca ogni limite, trascende ogni nostro pensiero.

Penso che in fondo questa sia davvero una bella notizia per la nostra povera esistenza: curiamo le nostre cose, ci occupiamo dei nostri rapporti, dei nostri cari, dei nostri amici, come fossero un pezzo di terra da accudire e da custodire… e lo sono… ma la Vita va oltre la nostra cura nei loro confronti, sa fa germogliare dove non abbiamo seminato, sa fecondare anche là dove non siamo arrivati, sa far nascere vita anche là dove noi vediamo solo dei sassi o della terra inutile…la Vita trascende la nostra capacità di occuparci degli altri, supera la nostre piccole possibilità e porta rinascita anche dove pensavamo che nulla più sarebbe germogliato o fiorito.  Essa sa andare oltre i nostri schemi mentali, oltre le nostre aspettative, oltre le nostre previsioni, i nostri pronostici ed i nostri calcoli.

È questa intrinseca libertà della Vita la bella Notizia della primavera, e che, a ben vedere, è la bella notizia della Pasqua. È la Vita che rinasce là dove non te la aspetti, dove pensi ci sia solo morte, dove hai perso fiducia e speranza, dove intravedi solo cadaveri e tombe. La Vitalità della Vita è quanto sorprende i nostri occhi, come quei cespugli di zizzania cresciuti in mezzo al prato del mio giardino…la Vitalità della Vita è quanto scalda i nostri cuori come la promessa di un avvenire fecondo, che grazie a Dio, non dipende dai nostri sforzi o dal nostro impegno.  La bella notizia della vita è che la Vita è di più, è oltre, è ancora…è lo stupore di un giardino che fiorisce, è la meraviglia di una tomba vuota.

Questo mio articolo è stato pubblicato sul numero di aprile di LodiVecchioMese

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