piccoli segni

La vittoria di Macron è una buona notizia, anzitutto per la Francia, ma, allo stesso tempo, anche per l’Europa, che non vede tramontare il proprio sogno, dopo la traumatica uscita del Regno Unito.

Ma credo sia una buona notizia anche per chi, seguendo le discussioni su giornali e TV, è stato preso (come tutti, immagino) da un senso da “fine del mondo” imminente e da vigilia di catastrofe. Seguendo il discorso pubblico infatti, ti accorgi di respirare un’aria tetra e pessimista: prima il voto della Brexit, poi la vittoria di Trump, poi gli attentati in vari paesi, la guerra in Siria, le tensioni in Corea… ti ritrovi a recitare un rosario di calamità, disgrazie, paure e preoccupazioni come se, da un momento all’altro, dovessero comparire all’orizzonte i quattro cavalieri dell’apocalisse. Non dico che tutte queste cose non ci debbano preoccupare ed allarmare, ma il “mood” era da stato di panico, da depressione cupa, tipica di chi vede nero ovunque, senza alcuna speranza, senza una minima prospettiva.

Magari sono troppo sensibile a questi toni, ma leggendo alcuni editoriali e ascoltando certi dibattiti mi trovo ad accumulare un livello di ansia e di preoccupazione che affossa l’umore e che impedisce di avere una visione quantomeno almeno realistica delle cose.

Ecco che l’aver sconfessato i soliti gufi di turno (che avevano prognosticato, in Francia, il successo degli euroscettici e l’implosione dell’Unione Europea) ci permette una boccata d’aria, giusto per riprendere il respiro: un piccolo segno, certo, nessuna garanzia, ma almeno è qualcosa che rompe questa mesta litania di sciagure. E magari riusciamo anche a pensare che le cose potrebbero migliorare, che ci possa essere un lieve sussulto di ottimismo; e ci renderemo conto, magari, che le paure sono spesso alimentate da coloro che, su di esse, speculano per vari motivi: per un voto in più, per qualche copia vendita o qualche decimale di share.

La cosa che davvero che mi disturba di questo clima da “debacle globale” è che esso fiacca ogni impegno e incoraggia la rassegnazione, il ripiegamento ed un individualismo egoistico. D’altra parte, se tutto sta precipitando su un piano inclinato in modo irrefrenabile, che senso ha fare qualcosa? Che ragione puoi trovare per un impegno se tutto rotola verso una fine imminente, verso un burrone fatale ed inevitabile? Possiamo solo scegliere di campare alla giornata e pensare al nostro benessere ed interesse.

Per lottare per il domani, devi avere almeno un vago presentimento che qualcosa possa cambiare, che uno spiraglio di sole possa rompere quelle nuvoli nere e minacciose che avvolgono l’orizzonte. Senza tutto questo, non ti resta che cercare riparo per l’imminente temporale e pensare alla tua sopravvivenza…

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