liberi di curarsi?

La morte del piccolo Francesco di sette anni lascia sgomenti: come è possibile morire di una banale otite nel 2017? Una morte davvero incomprensibile, quando sarebbe bastato un banalissimo antibiotico per prevenire una fine così drammatica e terribile.

È chiaro che serve un profondo chiarimento: se è lecito a chiunque decidere la strategia medica che meglio si adatta alle proprie convinzioni e ai propri convincimenti, la musica cambia quando questa scelta riguarda un minore che si affida alle cure di un adulto. Una cosa è rifiutare le cure per sé, altra cosa è farlo per tuo figlio, anche se la legge ti riconosce la patria potestà ed il diritto/dovere di prendercisi cura di lui.

Non voglio però qui entrare in una discussione su responsabilità e colpe, che la magistratura dovrà necessariamente accertare ma fare una semplice considerazione sulla supposta “libertà professionale” da parte del medico di prescrivere cure e medicinali a proprio piacimento.

So che è forse una cosa un po’ “dura” da comprendere, ma ad ogni membro di una comunità scientifica (un medico, un fisico, un chimico, un ingegnere, un agronomo, etc.) va riconosciuta una “autorità” a parlare e a decidere, nella misura in cui questo professionista non parla a titolo personale ma impegna la comunità scientifica di cui è espressione. Mi spiego: non è che dato che possiedo una laurea in fisica posso tranquillamente andare nelle scuole ed insegnare che, in base ad un mio particolare convincimento, la terra è piatta; oppure un ingegnere, appellandosi alla sua qualifica, costruire ponti in carta pesta. È la comunità scientifica che garantisce che quanto detto e fatto da ogni singolo suo membro sia valido, opportuno e corretto. E la mia parola di fisico è autorevole solo se con essa impegno tutta la comunità di fisici a cui appartengo.

Tornando a noi: l’affidabilità di un medico si fonda sulla sua capacità di adottare quei protocolli sanitari che sono stati sperimentati, valutati ed accettati dalla sua comunità di riferimento.
Capisco che la cosa può creare qualche perplessità ma questa è l’unica assicurazione che abbiamo che la ricetta del nostro medico, il progetto del nostro ingegnere o il diserbante che gettiamo in giardino non siano dannosi alla nostra vita. È la comunità scientifica la nostra maggiore garanzia contro improvvisazioni, capricci, impreparazioni o personali quanto dubbie opinioni.

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