profumo di fieno

Certe sere pare che il mondo si sia coalizzato per obbligarti stare in silenzio. Come ora. È sera e sono a letto con il mio blocco tra le mani e fuori non sento nulla: mi avvolge un’atmosfera surreale, strana ed ovattata. Generalmente le auto e le voci dei passanti creano un rumorio di fondo che ti ronza nella testa come una colonna sonora. Stasera no: il silenzio è intenso, piacevole ed intrigante, tant’è che abbasso il volume del televisore e depongo il libro che stavo leggendo… meglio godersi questo momento, ascoltando semplicemente il silenzio che rimbomba nella stanza.

C’è di più: dalla finestra aperta, insieme ad una gradevole frescura, entra un profumo intenso di fieno, di erba tagliata dei campi, che, nelle sere di maggio, diffonde il suo aroma nella campagna. Quell’odore denso ha un non so che di primitivo, di rudemente terrestre. Evoca, nella mia mente ipertecnologica, un legame con il mondo fatto di sensi e di sangue, di olfatto e tatto; mi ricorda un rapporto carnale con la terra, capace di donarmi cibo, riparo e sostentamento.

Questo vivace profumo mi ricorda che nonostante, tutto e tutti, sperimentiamo un debito originario verso la terra che ci alimenta; e che la tecnologia non sa ancora competere con il fascino di una notte di maggio in cui la Madre Terra bussa così irresistibilmente alla nostra stanza.

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