grandi occasioni

C’è l’aria delle grandi occasioni in Cattedrale a Lodi la sera del 10 giugno scorso: si respira l’atmosfera solenne di quando qualcosa di eccezionale sta accadendo, di qualcosa che non capita tutti i giorni. Lo cogli dalle persone, numerose, che cercano nervosamente un posto per poter meglio assistere alla celebrazione. Lo senti dal coro che, per scaldare la voce, intona melodie austere e grandiose, musiche ricercate e polifoniche che aumentano il senso dell’attesa e della trepidazione. Te ne accorgi poi dai numerosissimi sacerdoti giunti da tutta la diocesi per concelebrare la messa, un colpo di colore di bianche vesti che riempiono la navata centrale, in questa afosa serata di inizio estate. Ma è quando inizia la processione liturgica che comprendi la straordinarietà di quanto sta per accadere: una lunga successione di sacerdoti concelebranti, accompagnati dalla musica e dalle voci del coro, circondati dagli sguardi emozionati e trepidanti dei fedeli. Ed infine due giovani, Riccardo e Andrea (o meglio don Riccardo e don Andrea) che a breve saranno ordinati presbiteri. Fa un po’ sorridere questo termine, presbiteri, (presbýteros, che letteralmente significa anziano) sul volto di questi due giovani che di “vecchio” non hanno proprio nulla… il loro volto è segnato da una giovinezza fiorente e serena, un po’ tesa e composta, a motivo di quanto sta loro capitando. Sì, perché tutta questa solennità ha un solo protagonista, o meglio due: questi due giovani che, dopo un lungo cammino di preparazione e di formazione, consacrano la loro vita a Dio, nel ministero sacerdotale.

Sembra di essere piombati in un tempo passato, in tempi remoti e trascorsi: c’è una gestualità antica, parole arcaiche vengono pronunciate, musiche che poco si adattano alla frenesia dei tempi moderni, ai ritmi tecnologici che abitano le nostre vite. Eppure tutta la Chiesa di Lodi si ritrova misteriosamente raccolta attorno a quei due giovani che pronunciano il loro Sì totale e definitivo al Signore, pronunciando un “per sempre” che davvero stride con la sensibilità contemporanea.  Ad essere onesto, è la stessa surreale stranezza che ho provato assistendo ad alcuni matrimoni di amici, in cui lo sposo, attraverso la sua promessa matrimoniale, esprime il “Totus Tuus” alla sposa, nuova compagna di tutta la vita. C’è la medesima delicatezza sponsale nei gesti e nelle parole di don Riccardo e don Andrea, lo stesso sguardo innamorato, la stessa passione per la Vita, la medesima determinazione ad accogliere un dono gratuito ed eccedente, per impegnarsi in un progetto di vita che di semplice temo abbia assai poco.

Nell’era dell’iPhone e di Facebook, della perenne connessione alla rete, ti ritrovi davanti due giovani che, alla chiamata della Voce, rispondono “Eccomi!”; che implorano la Grazia sdraiati a terra al centro della Chiesa, mentre il coro ed il popolo sgranano una infinita cantilena di litanie dei Santi, in comunione con quella Chiesa Celeste che ci ha preceduto su questa terra;  ammiri due giovani che promettono fedeltà ed obbedienza, in un tempo in cui ciascuno fa persino fatica e restare fedele a se stesso; che accettano sereni ed orgogliosi che una infinita stuola di confratelli impongano loro le mani sul capo, in segno di Invocazione e di Benedizione. Vedi davvero gesti inusuali e inconsueti, che colpiscono gli occhi ed interrogano il cuore e la mente.  Cosa sta accadendo in questa strana sera di giugno? Di cosa siamo inattendibili testimoni? A cosa stiamo partecipando, come indegni commensali? Difficile da dirsi a parole… difficile da raccontare con il linguaggio…

Forse stiamo, in fondo, celebrando la straordinaria grandezza della libertà umana, la sua intrinseca capacità, il suo sapersi impegnare in un progetto di vita a cui restare fedele; stiamo assistendo alla sua innata dimensione responsoriale: ogni scelta ha sempre a che fare con una risposta ad una chiamata, la reazione ad una proposta, ad un invito, ad una istanza; stiamo onorando la sua competenza a trascendersi verso un Tu capace di dare pienezza e consistenza al tempo.

Sì, davvero difficile raccontare questa strana serata di giugno, in cui due giovani, diventano maturi, “anziani”, presbiteri, come dono di una Vita che tutto sostiene e alimenta.

Questo mio articolo è stato pubblicato sul numero di Giugno di LodiVecchioMese

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