la meglio gioventù

Mi piacciono coloro che sanno vivere gesti di straordinaria normalità, con una leggerezza ed una spontaneità che rende il loro agire ancora più autentico e profondo. Così come hanno fatto Giorgia e Marcello, studenti del quinto anno nel liceo scientifico Manzoni di Suzzara, in provincia di Mantova. Hanno avuto la “pazza” idea di dare la voce a Amrik, un loro compagno disabile (o diversamente abile come pare sia più politicamente corretto dire) che doveva affrontare l’esame orale di maturità. L’utilizzo del computer per comunicare (cosa che Amrik fa abitualmente avendo gravi disabilità) avrebbe penalizzato la presentazione della sua tesina (per inciso: dal titolo “Una testa per emozionare, un cuore per capire”… tutto un programma…) e così i due amici hanno pensato di prestare la loro voce per l’esposizione. Ne è così nata una presentazione “corale”, fatta a più voci, una sinfonia di parole e di sguardi che ha poco di normale. La cosa invece normale (per lo meno a parer loro) è il gesto compiuto da Giorgia e Marcello, che hanno vissuto il tutto con una feriale semplicità. “Ora quasi ci scambiano per supereroi“, si schernisce Giorgia.

In realtà la loro amicizia nasce da lontano. Racconta Giorgia ad un giornale locale: «Già in terza liceo ho cercato di avvicinarmi ad Amrik. Lui era seguito da insegnanti di sostegno e nelle ore di lezione non era in classe con noi. Sia io che Marcello lo andavamo a trovare durante la ricreazione, nelle ore “buche”, stavamo con lui quando venivano convocate le assemblee. È nato tutto in maniera spontanea e naturale». Il loro gesto non ha nulla di improvvisato né di spettacolare ma è frutto di un lungo rapporto, una amicizia profonda che si è cementata con il tempo, la fatica e la frequentazione. “Amrik usa il computer per comunicare, ma i passaggi sono lenti, ci vuole tempo. Quando è con gli amici si esprime a gesti, sguardi e sorrisi: è difficile da spiegare, ma lui si fa intendere e noi lo capiamo“, continua Giorgia. “Abbiamo esposto noi la sua tesina perché ci sembrava giusto farlo: così ha concluso il suo percorso, con noi accanto, la nostra voce“. Insomma, il tutto condito da una banalissima normalità…

Ma a ben vedere questa “banalità delle piccole cose” non nasce come un fungo nel deserto ma in un ambiente educativo che ha saputo promuovere e sostenere una integrazione non facile ma feconda. Racconta la preside, che il prossimo settembre accoglierà una trentina di studenti diversamente abili nel suo istituto (su un totale di circa 900 alunni): “Per chi lavora nel nostro istituto l’inclusione non è una questione di facciata, ma è diventata nel tempo un modo di pensare e di spendersi nella pratica quotidiana. Non è facile né scontato. I ragazzi diversamente abili rappresentano una sfida che ci costringe a spostare l’asse e, insieme, costituiscono una ricchezza: vedono e intuiscono ciò che normalmente il nostro occhio non coglie. Ne ho fatto personalmente esperienza in questi dieci anni“. Insomma, si raccoglie quello che si semina e pare che di semente ne sia stata gettata parecchia al liceo Manzoni di Suzzara.

Scrive una professoressa di Giorgia; Marcello e Amrik su Facebook: “La vita anche nel dolore può essere un’esperienza meravigliosa se incroci persone per bene“. Proprio così.

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