naturalezza

Cosa rende un gesto ricco di grazia, bellezza ed armonia? Forse prima di tutto la naturalezza con cui è compiuto.

Sto osservando le esibizioni di vari atleti al torneo internazionale di Pasqua, a cui Miriam partecipa da qualche anno. Ammiro questi ragazzi che fanno cose strepitose: salti, prese, lanci, verticali, posizioni singole e di gruppo che sfidano decisamente le leggi della fisica. Si arrampicano una sull’altro per formare delle figure umane suggestive ma complicate, che paiono fare a pugni con la forza di gravità.

È evidente che tutti questi movimenti sono frutto di ore e ore di palestra, di esercizio fatto e ripetuto, di prove, sbagli, cadute e nuovi tentativi. Tutto questo lavoro preparatorio fa sì che ora, sebbene complicati ed “innaturali”, questo movimenti appaiono fluidi, semplici ed immediati. Come quella ragazzina che ora si sta arrampicando sopra la compagna: un piede sul ginocchio dell’amica, uno sulle cosce ed ecco che, in un batter d’occhio, è giunta in piedi sulle spalle, con un’agilità ed una naturalezza che, credetemi, è sorprendente.

È l’abitudine che rende normali le cose straordinarie, rende semplici cose assai complicate. È l’aver provato dieci, cento, mille volte quella scalata che rende il movimento del piede sicuro e la coreografia di tutto il corpo qualcosa di armonioso e di bello. Vale così per tutti i nostri gesti: è solo grazie all’abitudine, alla frequentazione quotidiana e costante che essi divengono piccoli capolavori ed atti di grazia.

È l’educazione a dire “grazie” che rende il nostro “grazie” qualcosa di delicato e aggraziato, di naturale e sincero. È l’abbraccio dato come consuetudine che lo trasforma in un atto bello, sincero e diretto. Quando l’accarezzare è esperienza familiare, esso assume un non so che di espressivo ed immediato

Non è vero, come si pensa il più delle volte, che la ripetizione fa perdere forza ed espressività ai gesti. Non è vero che la naturalezza si accompagna solo alle cose “fatte per la prima volta” o “quando ce la si sente”. Queste ginnaste, con i loro body colorati ed eleganti, ci insegnano che la bellezza nasce dalla fatica, dalla ripetizione, dall’esercizio protratto nel tempo, da un’abitudine a cui si è educato il corpo.

Temo che questo valga per la ginnastica ma valga anche per la vita.

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