non so se ridere o se piangere

Non si sa se ridere o piangere… Lo raccontava anche Gramellini sulla sua rubrica quotidiana sul Corriere.

L’altro giorno ho buttato un occhio alla diretta TV sulle consultazioni al Quirinale e, per caso, ho assistito alla conferenza stampa del centro-destra. La disposizione dei leader rispecchiava i nuovi rapporti di forza tra le i partiti: Salvini al centro davanti al microfono e Meloni e Berlusconi comprimari di lato.

La cosa davvero buffa è stata notare le smorfie, i gesti, la mimica dell’ex-Cavaliere trovatosi, su malgrado, ad assistere alla dichiarazione letta da altri. Era evidente il suo imbarazzo dal momento che è poco abituato a condividere la luce della scena con altri. E poi tutto quel muoversi: l’unico scopo era attirare su di sé l’attenzione che diversamente sarebbe stata rivolta all’alleato. È un legge banale della comunicazione: l’occhio è catturato dal movimento, in modo inconscio e irriflesso. È lo stesso motivo per cui allo stadio mettono a bordo campo dei cartelloni che scorrono: non è solo per utilizzare lo stesso spazio per più di un messaggio pubblicitario, ma anche, e principalmente, perché il movimento del cartellone che ruota attira, inevitabilmente, l’attenzione dei tifosi. Lo stesso è accaduto al Quirinale: incapace di immaginare una qualunque, anche simbolica, forma di eredità, il Cav., forzato dall’età e dall’esito elettorale a giocare un ruolo da “secondo”, non resiste alla tentazione di rioccupare la scena e guidare le danze.

Surreale poi la conclusione della dichiarazione: Salvini e Maloni sono stati spinti da B. via dal microfono e invitati energicamente ad uscire dalla sala per lasciare a lui, ancora per una volta, la scena, per ristabilire, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la primazia del suo ruolo.

È davvero triste la sorte di chi non riesce ad immaginare una successione, un’eredità, il movimento di una consegna e di un lascito verso chi, venendo dopo, se ne assume la responsabilità. È come correre una staffetta in cui non avviene alcun passaggio di testimone, in cui lo stesso atleta non è solo lo starter ma corre pure tutti tratti successivi della gara.

Difficile non condivide la conclusione del pezzo di Gramellini: “L’unico modo che gli resta di essere primo è di essere solo”

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Un pensiero su “non so se ridere o se piangere

  1. E già, a 50 giorni circa dall’apertura delle urne non si ha ancora idea di dove andremo a parare.
    A ruoli invertiti i signori che hanno (non) vinto le elezioni avrebbero riempito i media delle solite cantilene: “…l’Italia va a rotoli e loro litigano perle poltrone….” oppure “…la partitocrazia affonda l’Italia…”.
    Ora invece non c’è fretta, il lavoro non è più un problema come è di colpo finita l’invasione straniera.
    Conseguentemente il Governo dimissionario si accollerà l’onere di imbastire il DEF mentre loro, i (non) vincenti, potranno continuare a sbevazzare sorridenti al Vinitaly.
    Ecco, è la risata è quel sorriso tronfio che non sopporto e dà, a mio parere, la cifra di questi “personaggetti”.
    Ti fa tanto ridere il poter essere chiamato a governare un Paese, una Nazione?
    Ti fa tanto ridere dover rispondere agli Italiani delle irrealizzabili promesse elettorali fatte?
    Boh, sarò fatto male ma a queste risate preferisco la drammaticità del pianto della Fornero o le preoccupazioni di centinaia di Amministratori Locali che quotidianamente risolvono problemi senza parate alcoliche.

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